COSA FARE SE I TUOI ALLIEVI NON STUDIANO

E’ molto complicato trasmettere qualcosa ad un ragazzino alle prime armi. La maggior parte del nostro linguaggio tecnico risulta per lui assolutamente senza senso e i termini con cui descriviamo ad esempio il suono (brillante, scuro, diesis, bemolle, etc.) sono per lui ancor più misteriosi. E’ molto importante quindi, imparare a tirar fuori i risultati attraverso l’esperienza diretta e la connessione con esempi chiari e concreti. Purtroppo però, chi per i troppi impegni giornalieri, chi per poco senso di responsabilità, chi per i motivi più svariati, non tutti gli allievi sono ben disposti al costante studio giornaliero che uno strumento musicale comporta.

 

Come facciamo quindi a tirar fuori risultati da allievi che non studiano?

 

Sembrerà strano, ma sono del parere che non importa se loro si esercitano o meno a casa. Ad essere sincero, per la maggior parte dei miei allievi, non studiare costantemente ogni settimana è assolutamente la norma. Non sempre a casa prendono il loro strumento per esercitarsi tra una lezione e l’altra, studiando magari i fondamentali.

Ma se prima questo mi creava qualche arrabbiatura, ora invece no. Ho ben capito che possono farlo meglio nei giorni successivi in mia presenza, evitando così una cattiva pratica strumentale che potrebbe causare il radicamento di cattive abitudini (difficilissime poi da togliere). Le buone abitudini invece, praticate una volta a settimana, possono sommarsi ed accumularsi in qualcosa di positivo e solido, oltre che ad essere la scintilla che accende nello studente la voglia di migliorarsi sempre più.

 

Ma oltre all'eventuale miglioramento dei nostri studenti, c’è una ragione molto più importante nell'adottare questo tipo di approccio in risposta al loro “non studio”. Soprattutto gli allievi giovanissimi, possono inquadrare questa loro esperienza musicale sia come qualcosa di positivo, a cui possono riguardare, e sia come qualcosa di negativo, che ricorderanno come un fallimento, avendo così una forte avversione per il resto della loro vita. Esistono molti dentisti, dottori, piloti, politici, ingegneri etc. che da giovani erano studenti di musica molto dotati, che si esercitavano costantemente e studiavano molto. Come ovviamente esistono musicisti di professione che erano degli allievi modello in gioventù. I primi potranno sicuramente offrire supporto ai secondi. Come può ad esempio un avvocato sostenere la sua banda locale se nella sua memoria ci sono lezioni di musica piene di rimproveri? Come può iscrivere i suoi figli nella locale scuola di musica, sostenere spese extra per comprare ad esempio una nuova divisa per la banda o uno strumento professionale per i propri figli?

 

Per cui, io credo che il successo di un insegnante non si misura solo dalla produzione di grandi musicisti, ma anche e soprattutto insegnando ai propri allievi l’amore per la musica. Se si riesce a mantenere gli studenti interessati, impegnati e divertiti nel fare musica quei pochi minuti di lezione ogni settimana, si sta facendo un grande lavoro per l'intera società, non solo musicale. Se si riesce a farli tornare, è ovvio che avranno ben apprezzato le nostre lezioni, e quel momento in cui loro ritorneranno sarà per noi sempre di enorme soddisfazione. Ma se questo non accadrà si sarà comunque coltivato un appassionato di musica e un piccolo pezzettino di pubblico che apprezzerà la musica nel futuro.

 

Educare in una qualsiasi arte è molto più di una semplice erogazione di una competenza, piuttosto significa lavorare ad un intero approccio alla vita in cui suonare uno strumento è, forse, la parte meno importante.